INCONTRO
Il grande nord era lontano. Nessuno che Juli conoscesse era mai stato al grande nord e nessuno il coraggio di andarci. Il grande nord era freddo e immenso. Il grande nord non era di nessuno. Il grande nord era libero e segreto.
Che avrebbero detto se fra tutti proprio un bambino malato come lui fosse andato al grande nord? Chissà quali meravigliosi racconti su quel coraggioso che se n’era andato da solo verso il freddo artico con una barchetta e dei cani da slitta. Se non fosse stato per la malattia non c’avrebbe pensato due volte a partire.
I dottori dicevano che aveva il cancro, e che il cancro non si poteva curare. Il cancro non era qualcosa di definibile, si poteva solo dire che c’era. Aveva chiesto spiegazioni mille volte ai ma la risposta era più o meno sempre la stessa.
- è un brutto male Juli, è un gran brutto male, ma adesso noi cercheremo di togliertelo, così torni normale e ti ricrescono i capelli. –
Non che a Juli importasse granchè dei capelli, era così comodo non doverseli lavare, e poi gli dava una piacevole sensazione toccarsi la testa così liscia.
Comunque, tornando al cancro, sapeva solo che c’era e che era cattivo. Ce l’aveva anche il signore nella stanza di fianco il cancro, ma quel cancro che aveva lui lo chiamavano in un modo strano, lo sentiva sempre dai parenti che facevano a turno per vegliarlo. Una parola che gli ricordava istintivamente l’erba e la vita.
Linfoma, lo chiamavano così.
Chissà che cosa faceva il linfoma…forse ti faceva passare la linfa dentro le braccia e pian piano diventavi verde e ti trasformavi in una specie di pianta umana. Ma anche in questa prospettiva come malattia non suonava tanto male. Per conto suo avrebbe desiderato diventare un uomo-edera, così poteva vivere senza dover mangiare, si sa, le edere succhiano la linfa dagli altri alberi, mica hanno bisogno di cibo amaro e di iniezioni per tirare avanti. Anche un banano gli andava bene, così avrebbe potuto vivere in spiaggia per tutta la vita vendendo banane ai turisti. Oppure….no…il suo era solo cancro, non un linfoma.
La camera di Juli non era piccola, ma non era ne bella, ne luminosa. Era di forma rettangolare con la finestra sul lato più corto e al suo opposto la porta. A destra dell’entrata c’era il piccolo box bagno e il cestino. Il letto era al centro della stanza col lato più corto attaccato alla parete. Era uno di quei letti tecnologici da ospedale, con un sacco di pulsanti, le ruote al posto dei piedi, e uno strano macchinario di plastica appeso ai piedi della branda. Di fianco c’era anche quella specie di attaccapanni dove ci mettono le bottigliette di vetro girate al contrario per fare le flebo. La colorazione era asettica e monocromatica. Un Beige così deludente che veniva tristezza solo a pensarci. La finestra era piccola e munita di grosse inferiate di metallo.
Quella sera le ante vennero sbarrate come tutte le sere.
Un rumore metallico fece sobbalzare Juli fra le coperte. Proveniva dalla finestra.
Guardò con gli occhi sbarrati verso il buio, in cerca di qualche indizio. Poi con una mano cercò la cordicella della bagiure e accese la lucina blu che usava per leggere.
Ecco che la finestra si spalancò all’improvviso, tanto rapida quanto silenziosa.
Come un rigurgito d’oscurità un uomo vestito di nero dalla testa ai piedi emerse dalla notte e ruzzolò per terra.
- Chi sei? -
- Nessuno. -
- Sei un ladro? -
- Può darsi -
- Sei venuto a prendere qualcuno? -
- Perché dovrei rapire qualcuno in un ospedale? -
Juli rimase interdetto. In effetti non faceva una piega, che senso aveva rapire un malato di cancro? Il cancro non fa mica diventare ricchi.
- E allora come mai sei qua? -
- Non te lo posso dire -
L’uomo fece il giro del letto e si sedette sull’unica sedia di fronte a Juli. - E tu che ci fai qui? -
- io ho il cancro, sono qui perché forse me lo tolgono-
- Capisco. Anch’io avevo un cancro, poi c’ho litigato e quello ha fatto bagagli e se n’è andato -
- Se n’è andato? – domandò Juli incredulo.
-Si… s’era messo in testa di comandare e io gli ho detto di no -
- e come hai fatto a mandarlo via ?- chiese il bambino con gli occhi spalancati di meraviglia.
- nell’unico modo possibile, l’ho preso in giro- rispose l’uomo sorridendo.
Juli lo guardò incantato. Che il cancro si potesse mandare via discutendoci era qualcosa di troppo bello e impossibile per essere vero.
- Per esempio sono sicuro che il tuo cancro è un tipo vanitoso, digli che c’ha la faccia come quella di un caprone, vedrai come se la prende a male. -
Juli ridacchiò. Il cancro con la faccia da caprone, che storia buffa.
L’uomo tirò indietro la manica sinistra e guardò l’orologio.
- È già tardi… Mi spiace lasciarti solo ma devo proprio andare e tu devi dormire mi pare. Pensa a cosa dire quando sta notte incontrerai in sogno il tuo cancro -
- in sogno?-
- eh si, l’unico modo per parlare col tuo cancro e mandarlo via è incontrarlo in sogno-
- va bene – rispose il bambino ancora stupito.
- non mi sentirai uscire quindi non aspettarmi sveglio con gli occhi chiusi –
- perché, dove vai?–
-ho qualche faccenda da sbrigare dentro questo posto prima di andarmene di nuovo dalla finestra-
-capisco…- disse Juli con una punta di tristezza.
- ehi non ti preoccupare, domani torno e voglio sentire com’è andato l’incontro d’accordo? –
- d’accordo. –
l’uomo si alzò e si rimise il passamontagna.
- Non importa che tieni quello, tanto non c’è nessuno. Le guardie stanno giù tutta la notte a guardare i film – gli disse Juli.
- Ne sei sicuro? -
- Sicurissimo. Da quando sono qui sono andato a spasso un sacco di volte di notte, non c’è mai nessuno. -
- allora ti credo, non lo sopporto quest’affare di lana, pizzica dappertutto – Disse l’uomo. S’infilò il passamontagna in una tasca e fece un gesto di saluto con la mano, mostrando un sorriso perfetto e rassicurante, poi scomparve oltre la soglia.
Senza pensarci su Juli s’affrettò a spegnere la luce e rintanarsi sotto le coperte. Rientrò quasi subito nel mondo dei sogni, impaziente di prendere in giro il suo cancro. Non si accorse che mentre si addormentava stava sorridendo.
Il grande nord era lontano. Nessuno che Juli conoscesse era mai stato al grande nord e nessuno il coraggio di andarci. Il grande nord era freddo e immenso. Il grande nord non era di nessuno. Il grande nord era libero e segreto.
Che avrebbero detto se fra tutti proprio un bambino malato come lui fosse andato al grande nord? Chissà quali meravigliosi racconti su quel coraggioso che se n’era andato da solo verso il freddo artico con una barchetta e dei cani da slitta. Se non fosse stato per la malattia non c’avrebbe pensato due volte a partire.
I dottori dicevano che aveva il cancro, e che il cancro non si poteva curare. Il cancro non era qualcosa di definibile, si poteva solo dire che c’era. Aveva chiesto spiegazioni mille volte ai ma la risposta era più o meno sempre la stessa.
- è un brutto male Juli, è un gran brutto male, ma adesso noi cercheremo di togliertelo, così torni normale e ti ricrescono i capelli. –
Non che a Juli importasse granchè dei capelli, era così comodo non doverseli lavare, e poi gli dava una piacevole sensazione toccarsi la testa così liscia.
Comunque, tornando al cancro, sapeva solo che c’era e che era cattivo. Ce l’aveva anche il signore nella stanza di fianco il cancro, ma quel cancro che aveva lui lo chiamavano in un modo strano, lo sentiva sempre dai parenti che facevano a turno per vegliarlo. Una parola che gli ricordava istintivamente l’erba e la vita.
Linfoma, lo chiamavano così.
Chissà che cosa faceva il linfoma…forse ti faceva passare la linfa dentro le braccia e pian piano diventavi verde e ti trasformavi in una specie di pianta umana. Ma anche in questa prospettiva come malattia non suonava tanto male. Per conto suo avrebbe desiderato diventare un uomo-edera, così poteva vivere senza dover mangiare, si sa, le edere succhiano la linfa dagli altri alberi, mica hanno bisogno di cibo amaro e di iniezioni per tirare avanti. Anche un banano gli andava bene, così avrebbe potuto vivere in spiaggia per tutta la vita vendendo banane ai turisti. Oppure….no…il suo era solo cancro, non un linfoma.
La camera di Juli non era piccola, ma non era ne bella, ne luminosa. Era di forma rettangolare con la finestra sul lato più corto e al suo opposto la porta. A destra dell’entrata c’era il piccolo box bagno e il cestino. Il letto era al centro della stanza col lato più corto attaccato alla parete. Era uno di quei letti tecnologici da ospedale, con un sacco di pulsanti, le ruote al posto dei piedi, e uno strano macchinario di plastica appeso ai piedi della branda. Di fianco c’era anche quella specie di attaccapanni dove ci mettono le bottigliette di vetro girate al contrario per fare le flebo. La colorazione era asettica e monocromatica. Un Beige così deludente che veniva tristezza solo a pensarci. La finestra era piccola e munita di grosse inferiate di metallo.
Quella sera le ante vennero sbarrate come tutte le sere.
Un rumore metallico fece sobbalzare Juli fra le coperte. Proveniva dalla finestra.
Guardò con gli occhi sbarrati verso il buio, in cerca di qualche indizio. Poi con una mano cercò la cordicella della bagiure e accese la lucina blu che usava per leggere.
Ecco che la finestra si spalancò all’improvviso, tanto rapida quanto silenziosa.
Come un rigurgito d’oscurità un uomo vestito di nero dalla testa ai piedi emerse dalla notte e ruzzolò per terra.
- Chi sei? -
- Nessuno. -
- Sei un ladro? -
- Può darsi -
- Sei venuto a prendere qualcuno? -
- Perché dovrei rapire qualcuno in un ospedale? -
Juli rimase interdetto. In effetti non faceva una piega, che senso aveva rapire un malato di cancro? Il cancro non fa mica diventare ricchi.
- E allora come mai sei qua? -
- Non te lo posso dire -
L’uomo fece il giro del letto e si sedette sull’unica sedia di fronte a Juli. - E tu che ci fai qui? -
- io ho il cancro, sono qui perché forse me lo tolgono-
- Capisco. Anch’io avevo un cancro, poi c’ho litigato e quello ha fatto bagagli e se n’è andato -
- Se n’è andato? – domandò Juli incredulo.
-Si… s’era messo in testa di comandare e io gli ho detto di no -
- e come hai fatto a mandarlo via ?- chiese il bambino con gli occhi spalancati di meraviglia.
- nell’unico modo possibile, l’ho preso in giro- rispose l’uomo sorridendo.
Juli lo guardò incantato. Che il cancro si potesse mandare via discutendoci era qualcosa di troppo bello e impossibile per essere vero.
- Per esempio sono sicuro che il tuo cancro è un tipo vanitoso, digli che c’ha la faccia come quella di un caprone, vedrai come se la prende a male. -
Juli ridacchiò. Il cancro con la faccia da caprone, che storia buffa.
L’uomo tirò indietro la manica sinistra e guardò l’orologio.
- È già tardi… Mi spiace lasciarti solo ma devo proprio andare e tu devi dormire mi pare. Pensa a cosa dire quando sta notte incontrerai in sogno il tuo cancro -
- in sogno?-
- eh si, l’unico modo per parlare col tuo cancro e mandarlo via è incontrarlo in sogno-
- va bene – rispose il bambino ancora stupito.
- non mi sentirai uscire quindi non aspettarmi sveglio con gli occhi chiusi –
- perché, dove vai?–
-ho qualche faccenda da sbrigare dentro questo posto prima di andarmene di nuovo dalla finestra-
-capisco…- disse Juli con una punta di tristezza.
- ehi non ti preoccupare, domani torno e voglio sentire com’è andato l’incontro d’accordo? –
- d’accordo. –
l’uomo si alzò e si rimise il passamontagna.
- Non importa che tieni quello, tanto non c’è nessuno. Le guardie stanno giù tutta la notte a guardare i film – gli disse Juli.
- Ne sei sicuro? -
- Sicurissimo. Da quando sono qui sono andato a spasso un sacco di volte di notte, non c’è mai nessuno. -
- allora ti credo, non lo sopporto quest’affare di lana, pizzica dappertutto – Disse l’uomo. S’infilò il passamontagna in una tasca e fece un gesto di saluto con la mano, mostrando un sorriso perfetto e rassicurante, poi scomparve oltre la soglia.
Senza pensarci su Juli s’affrettò a spegnere la luce e rintanarsi sotto le coperte. Rientrò quasi subito nel mondo dei sogni, impaziente di prendere in giro il suo cancro. Non si accorse che mentre si addormentava stava sorridendo.